L’Assemblea di Confagricoltura Bergamo – La relazione del presidente Giavazzi

Nello splendido contesto di un’azienda associata, l’Agriturismo Polisena di Pontida, si è celebrata sabato 20 giugno in forma esclusivamente privata l’Assemblea generale ordinaria di Confagricoltura Bergamo.
Nella parte dedicata all’assolvimento degli adempimenti statutari, dopo l’approvazione dei rendiconti economici si è proceduto al rinnovo del Collegio dei revisori dei conti, con la conferma dell’incarico a Gian Battista Arrigoni (ancora presidente), ad Alessio Agliardi e a Giovanni Castelli, e del Collegio dei probiviri, per la composizione del quale, accanto ai riconfermati avv. Ignazio Bonomi e dott. Alessandro Masera, l’Assemblea ha nominato il dott. Franco Verdelli in sostituzione del compianto dott. Bruno Marengoni, venuto a mancare nei mesi scorsi.
A tenere banco è stata la relazione del presidente Renato Giavazzi che ha giustificato il “taglio” privato dei lavori di quest’anno “con l’auspicio che ciò porti i soci ad essere i veri protagonisti dell’Assemblea, non ‘condizionati’ dalla presenza di autorità politiche e istituzionali che, peraltro, sono sempre state in buon numero nelle passate assemblee”.
Proprio per il fatto di trovarsi per così dire “in famiglia” molti sono stati i passaggi della relazione franchi e diretti: alcuni anche “controcorrente”, a cominciare da quelli relativi all’Expo dove se come categoria è doveroso esserci, visto il tema a cui è dedicata, è pure vero che “di agricoltura vera si parla poco. Lo si fa qualche volta seriamente ma lontani dalla logistica di Expo e/o al di fuori del contesto della stessa: per far questo non c’era bisogno di spendere miliardi di euro e di fare figuracce infinite. Bastava una qualsiasi sala convegni”.
Sulle tante mancanze e sulle lentezze del Governo nel dare pronte risposte “sono esempi eclatanti il grave ritardo accumulato nella pubblicazione delle circolari applicative per la presentazione delle domande della nuova PAC e le varie disfunzioni che hanno messo a serio rischio la possibilità per le aziende di presentarle in tempo utile ed in modo corretto”.
Altro richiamo fatto al Governo è quello sulla fiscalità “della cui iniquità nei confronti del mondo agricolo l’IMU rappresenta la punta dell’iceberg. Fermo restando che non si possono tassare i beni strumentali alla realizzazione del proprio lavoro, l’attività agricola ha generalmente bisogno di un discreto patrimonio in terreni per produrre proporzionalmente un piccolo reddito. Non può, pertanto, assolutamente essere tassata alla pari di un’attività che genera ben altro valore”.
Non sono state lesinate critiche neppure alla Regione: “Ad accrescere le difficoltà di gestire in modo corretto le domande della PAC ha poi ‘contribuito’ la Regione Lombardia, che tramite l’Organismo Pagatore ci ha messo del suo. Ai proclami relativi all’erogazione degli anticipi sulla PAC (che infine neppure ci saranno) ha fatto da contraltare l’imposizione di una piattaforma informatica, il Sisco, che si è dimostrata del tutto inadeguata a supportare la gestione dei fascicoli aziendali, mettendo in gravissima difficoltà coloro che erano preposti a tale servizio”.
E ancora: “Sul fronte del PSR non abbiamo notato le risposte auspicate, atte ad innescare rapidamente lo sperato processo di innovazione: oggetto misterioso che arriva in porto con un anno di ritardo, dai contenuti confusi, ove sarà ben difficile pescare dei fondi che siano finalizzati a seri e/o corposi investimenti, quelli che consentirebbero una ripresa ed un mantenersi al passo”.
Alcuni passaggi sulle criticità che riguardano specificatamente l’Italia (“riusciremo prima o poi a trovare qualcosa che ricominci a funzionare!”), come “l’inarrestabile riduzione di suolo agricolo”. Quest’ultimo “è per un Paese come il nostro, ad alta densità di popolazione e con rilevante superficie di montagna, un bene prezioso”. O ancora il sistema agroalimentare che “evidenzia un grado di autosufficienza sensibilmente decrescente nell’arco del ventennio 1991-2011, con l’industria agroalimentare che mostra sì segni di evidente vitalità incrementando sensibilmente il valore delle esportazioni, ma ricorrendo in misura crescente all’importazione di materie prime”. “E’ evidente – prosegue Giavazzi su questo punto – che il made in Italy alimentare è sempre più di trasformazione e di commercializzazione e sempre meno di materia prima agricola”.
Sulle filiere “siamo sempre al solito punto, più passa il tempo e meno avremo la possibilità di uscirne (l’ultima penosa vicenda relativa al prezzo del latte insegna ancora una volta): come singoli e come associazioni siamo divisi e debolissimi. O arriva un supporto legislativo ed una Authority o nel rapporto di filiera (e di posizione di potere e contrattuale) con l’industria e la GDO ormai non abbiamo più via d’uscita, se non forse quella di vivacchiare con ben poche soddisfazioni”.
Per gli aspetti più “locali” la relazione del presidente Giavazzi non ha trascurato il tema delle grandi opere viarie: “Se la Brebemi ci ha visto molto, molto, molto critici (eravamo allora gli unici su questa posizione), sull’eventuale Bergamo-Treviglio saremo intransigenti: un’opera pressoché inutile, che va a dare il colpo del KO ad un territorio ‘compromesso’, e che non vede favorevoli neppure tutti i sindaci dei comuni attraversati”
Diversi i passaggi sull’agricoltura multifunzionale.
“Ad opere realizzate o in via di realizzazione, siamo coscienti che le aziende agricole, quanto meno alcune di esse, debbano cercare di cogliere le eventuali opportunità che queste infrastrutture offrono anche se ciò presupporrà drastiche modificazioni nel tessuto agricolo della pianura”.
“Creare un territorio (agrario) che offre anche ospitalità, turismo rurale, filiere corte, prodotti acquistabili in azienda, con alcune realtà agricole che inserite in aree di pregio ambientale attirino un turismo variegato, è uno sforzo che richiede un’integrazione tra agricoltura e programmazione urbanistica”.
“Non si possono pretendere da un’azienda agricola il rispetto di vincoli ambientali quando questi vanno a danneggiarne la redditività – occorre ricordare che la maggior parte dei prodotti venduti in qualunque supermercato non proviene da aziende ove l’attività è hobbistica, ma da quelle professionali ad alta redditività –: ci deve essere, perciò, e almeno nel medio termine, una forma di compensazione al reddito”.
Sui giovani: “I freddi dati statistici ci dicono che in Lombardia le aziende condotte da under 35, iscritte al Registro delle imprese, sono diminuite in due anni, dal 2012 al 2014, di oltre il 13%. Allora, dove sarà questa corsa verso l’agricoltura di cui i mass media vorrebbero convincere proprio noi addetti ai lavori?”. Tuttavia, i giovani “non sono spariti dal nostro mondo: non sono pochi quelli che, già inseriti in aziende strutturate vi rimangono e ci credono ancora portando una ventata di fresco ottimismo e di capacità tecniche e gestionali: qui abbiamo, speriamolo con convinzione, la vera probabile salvezza ed il futuro dell’agricoltura italiana”.
Molto ampia nella relazione del presidente Giavazzi, e non poteva essere diversamente considerato il carattere privato dell’Assemblea, la parte dedicata alla vita interna dell’Organizzazione che è stata analizzata in ogni sua sfaccettatura (dagli aspetti positivi a quelli decisamente meno ameni) con estrema chiarezza per un pieno e franco coinvolgimento dei soci presenti.
Renato Giavazzi ha concluso la propria relazione con alcuni rapidi riferimenti a situazioni e fatti locali: dal coinvolgimento nella prossima costituzione del Consorzio fidi regionale alla querelle di “Imprese & Territorio” che vede invece Confagricoltura Bergamo per ora ancora esclusa; dalla gestione del Consorzio di Bonifica della Media Pianura Bergamasca alla imminente fusione dei Consorzi Agrari di Bergamo e Como, entrambi esempi questi ultimi di una buona capacità di collaborazione a livello personale tra rappresentanti di organizzazioni diverse.
Il finale della relazione del presidente Giavazzi è dedicato proprio a questi rapporti. “Salvaguardiamo il rapporto con alcuni loro soci (della Coldiretti ndr), senz’altro meritevoli del massimo rispetto e andiamo avanti per la nostra strada senza farci più condizionare. Se qualcuno busserà la nostra porta certamente si aprirà perché noi qui siamo e qui rimarremo con la nostra piena libertà di pensare e di agire”.

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