“Servono maggiori controlli alle frontiere perché le produzioni orticole in arrivo dai Paesi extra-Ue spesso non rispettano gli stessi standard di produzione di quelli italiani. Lo chiediamo al ministero delle Politiche agricole, non solo per assicurare la lealtà delle produzioni e transazioni commerciali, ma anche per garantire adeguati livelli di sicurezza alimentare al consumatore”. Così Rosario Marchese Ragona, neo-presidente della Federazione nazionale orticola di Confagricoltura, stabilisce le priorità del comparto. “Condividiamo i vantaggi della globalizzazione e della libera circolazione delle merci – precisa – ma bisogna anche mettere dei punti fermi sull’importazione di produzioni orticole prodotte in Paesi extra-Ue. L’obiettivo deve essere quello di verificare e assicurare la conformità dei prodotti rispetto alle disposizioni legislative del nostro Paese in modo da salvaguardare anche il consumatore”.
“Alcuni prodotti in arrivo dal Nord-Africa – spiega Marchese Ragona – sono coltivati con prodotti fitosanitari vietati nel nostro Paese e in Europa. Il pomodoro di Pachino, per fare una battuta, non deve essere confuso con quello di Pachino! Chiediamo quindi di estendere i controlli sugli ortaggi importati da Paesi Terzi e destinati ad essere commercializzati sul territorio nazionale. Al ministero però gli orticoltori italiani chiedono anche di essere equiparati come condizioni di produzione a quelle di altri  Paesi europei, come ad esempio la Spagna, che impiegano principi attivi oggi ancora non autorizzati in Italia. Stiamo lavorando in questo senso alla definizione di una lista di molecole”.
Un altro traguardo da raggiungere, come fa sapere sempre il presidente nazionale della sezione di prodotto di Confagricoltura, riguarda la concentrazione dell’offerta orticola: “Occorre migliorare la capacità di aggregazione, rafforzare il ruolo delle Op e incentivare la concentrazione dell’offerta del settore orticolo”.