Ricordiamo Giuseppe (Bepi) Rota vicepresidente di Confagricoltura Bergamo

Ognuno di noi personalmente ha perso un parente o un amico per l’epidemia, ma anche l’associazionismo agricolo conta, purtroppo, perdite importanti e dolorose sia per i rapporti umani troncati sia per il venir meno di competenze specifiche e capacità di gestione di dinamiche sindacali.

Confagricoltura Bergamo ha perso Giuseppe Rota, per gli amici “Bepi”, che da oltre un ventennio ricopriva l’incarico di vicepresidente dell’associazione.

Era nato nel 1943 in una famiglia molto stimata. Il nonno, Attilio, era stato deputato e senatore liberale ed aveva ricoperto con bravura la presidenza della Banca Popolare di Bergamo in un periodo di forte espansione. Il padre Giovanni (Gino) era stato chiamato ad occuparsi dell’amministrazione di enti locali durante il ventennio e successivamente era stato a lungo presidente dell’Italcementi e dell’Istituto Italiano d’Arti Grafiche. Laureatosi in Economia, con i fratelli acquisì il controllo della Minerva Italica, casa editrice allora bergamasca, che i Rota portarono a diventare tra le maggiori nel settore scolastico, prima di cederla nel 1989 alla Mondadori. Sempre con i fratelli diede vita nel 1975 a Radio Bergamo, una delle prime emittenti private d’Italia, in cui si fecero le ossa personalità quali Vittorio Feltri e un giovanissimo Giorgio Gori.

Si dedicò anche all’attività amministrativa in Valle Imagna, ricoprendo il ruolo di vicesindaco di Almenno San Bartolomeo per un mandato a partire dal 1995, fu consigliere della Comunità montana e del GAL di Valle Imagna. La passione per la sua comunità vallare lo condusse ad una visione a tutto tondo delle questioni. Fu anche per questo che partecipò con entusiasmo alla fondazione del Rotary Bergamo Ovest nel 1986, di cui fu poi anche presidente, ma soprattutto tesoriere. Questa associazione contribuì allo sviluppo economico, socio assistenziale e culturale della zona. Come rotariano collaborò alla costituzione della sede della Croce Rossa di Pontida, diede vita al telesoccorso con la clinica di Ponte San Pietro, all’accoglienza dei famigliari dei bambini degenti con l’ospedale di Bergamo e con la Casa Serena; seguì il restauro degli organi e l’attività culturale della zona per esempio anche con la promozione del premio di pittura “Agazzi” di Mapello. Gli è dovuta grande riconoscenza anche per la costituzione dell’Antenna europea del romanico, di cui fu socio fondatore e membro autorevole del consiglio di amministrazione.

Come si può notare, Bepi scelse soprattutto il ruolo del “secondo”, nel senso che privilegiò al ruolo formale e talvolta d’immagine del “presidente” quello di sostanza e concretezza dell’operativo: da lui partivano non pure idee, ma progetti curati che preferiva seguire personalmente, progetti che rientravano in budget limitati ma che avevano possibilità di attirare finanziamenti e avrebbero contribuito a far fare un passo in avanti alla comunità. Era il tesoriere, l’uomo dei conti, il ministro del Tesoro (per definizione di Renato Giavazzi), un Quintino Sella secondo cui ogni associazione ed ogni ente per ben operare devono avere i conti a posto. Pur chiamato nei consigli di tante associazioni e imprese, come il nonno e il padre accettò incarichi per i quali poteva dare concretamente un contributo e nel limite delle energie e del tempo per poter gestire le proprie aziende agricole e per poter godere degli affetti famigliari. E quando veniva eletto a qualche presidenza dichiarava di essere “primus inter pares”, primo sì, ma nel servizio, nella promozione, nello spirito di collaborazione.

Ma la passione di Bepi era l’agricoltura. Il nonno e poi il padre avevano acquisito fattorie nel bergamasco che avevano fortemente innovato e adattato alle richieste del mercato. La passione gliela trasmise il padre che lo conduceva da piccolo nei campi, nelle vigne, nelle fattorie e soprattutto tra mezzadri e coloni. Lì imparò il rispetto per le persone e per la terra.  Fu tutt’altro, però, che tradizionalista, anzi tese a sviluppare innanzitutto il senso di un’innovazione rispettosa del settore agricolo, la collaborazione e il confronto tra agricoltori in strutture organizzative come Confagricoltura Bergamo, di cui è stato negli ultimi ventitré anni vicepresidente e prima ancora componente del Consiglio direttivo, come lo furono i fratelli Attilio e Francesco; come pure è stato vicepresidente del Consorzio Agrario di Bergamo che condusse alla fusione con quelli di Como, Lecco, Sondrio e Varese per costituire il Consorzio agrario lombardo. Anche in questo caso risultò forte l’esempio paterno, a suo tempo presidente del Consorzio di Bergamo e ai vertici dell’associazionismo agrario orobico.

Bepi è stato membro di Condifesa Bergamo (Consorzio di difesa delle produzioni agricole), organismo per la difesa dell’agricoltura dalle calamità naturali. Sempre per Confagricoltura Bergamo ricopriva diversi incarichi “tecnici”, come ad esempio nella Commissione provinciale espropri per la determinazione dei VAM (valori agricoli medi) dei terreni e nella Commissione tecnica per la determinazione dei coefficienti di adeguamento dei canoni di affittanza agraria. Fondamentale fu il suo ruolo nella costituzione nel 1991, e poi nel suo sviluppo, di uno dei primi consorzi di garanzia fidi agricoli, Verde Fidi, che poi si fuse con altri consorzi provinciali lombardi per dare vita a Cofal, di cui Rota fu componente del Consiglio di amministrazione. I grandi agricoltori lombardi inoltre lo vollero per anni presidente della Federazione regionale della proprietà fondiaria.

In un periodo in cui si idealizza un ritorno arcadico alla natura, Giuseppe Rota soleva affermare con decisione che “L’agricoltura deve essere vista come attività produttiva e non solo come elemento per migliorare l’ambiente. Occorre pertanto prevedere incentivi per l’attività agricola, e norme precise per il rispetto delle distanze dalle fattorie esistenti, evitando la nuova edificazione residenziale in zone limitrofe”.

Come agricoltore sviluppò una passione incondizionata per la vigna e per il miglioramento qualitativo del vino. Per questo fu attivo consigliere del Consorzio tutela del Valcalepio e della Cantina Sociale Val San Martino, la prima sorta in bergamasca: la sua speranza (tuttora irrealizzata) era quella di unire i consorzi vitivinicoli bergamaschi. A differenza di altre produzioni agricole destinate a lavorazioni industriali, “il vino è tuo” soleva dire. Tuo perché selezioni il vitigno e produci nel rispetto della natura ma con quella capacità di innovare e migliorare per cui alla fine il vino sente il gusto e lo spessore umano e professionale di chi lo produce.

In tutto ciò che ha fatto si è comportato da uomo trainante e responsabile, fermo e concreto, portato come gli antenati alla ricerca di soluzioni di equilibrio ed efficaci. Uomo dai forti valori della famiglia, del lavoro, della comunità e dello spirito, agricoltore, promotore di cultura e di solidarietà, amministratore; un uomo a tutto tondo, un gigante riservato, pratico e buono: è Bepi Rota!

Forse ti interessa anche...