EMERGENZA SICCITA’

La siccità perdurante in molte zone del Paese sta creando danni alle coltivazioni agricole, con una quantificazione che supera 1,5 miliardi di euro. Ma le perdite rischiano di essere molto più rilevanti.

Allo stato attuale, i danni sembrano registrarsi prevalentemente nelle coltivazioni di riso, mais, soia, frumento e foraggi. Inoltre, ci sono forti preoccupazioni per la frutta estiva, il pomodoro, l’uva, con la vendemmia a rischio, le olive.

Da un punto di vista geografico, in alcune zone si evidenzia una situazione ancora gestibile ma che tende al peggioramento con il passare dei giorni mentre altre, come quella del bacino Padano, vivono una situazione già drammatica.

In considerazione del perpetrarsi dell’attuale situazione di emergenza, Confagricoltura ha elaborato un serie di proposte di breve e lungo periodo per arginare il fenomeno emergenziale e salvaguardare il futuro delle produzioni agricole.

L’Italia sta affrontando un quadro ambientale senza precedenti, che prefigura un rischio di desertificazione per la degradazione del suolo che va estendendosi rapidamente in larga parte d’Europa.

Le cause della desertificazione sono molteplici – deforestazione, siccità, temperature elevate, incendi, urbanizzazione – e pertanto non è semplice intervenire in maniera mirata per mitigare un fenomeno ambientale di simile portata, cui purtroppo indissolubilmente si connettono effetti negativi per la società: dalla mancanza di acqua e rifornimenti alimentari fino alle migrazioni forzate ed alle crisi economiche.

Queste condizioni meteoclimatiche, secondo quanto confermato dall’ISPRA, incidono in maniera determinante sulla fertilità di un suolo degradato che va estendendosi su tutto il territorio italiano, coinvolgendo più di un quarto della penisola, dal settentrione al meridione.

Contestualmente, si sta riscontrando una riduzione della disponibilità delle risorse idriche ed un aumento della loro variabilità per via dell’ineluttabile estremizzazione dei fenomeni metereologici stagionali, che vanno da periodi di piogge estreme ed alluvionali fino a prolungati periodi di assenza di precipitazioni, come quello che stiamo attraversando.

L’attuale fase di siccità, che sta colpendo il bacino padano da 6 mesi, è indiscutibilmente un evento eccezionale e senza precedenti, figlio di una serie di fattori predeterminanti caratterizzati da una continuativa scarsità di piogge e nevicate nel periodo invernale. Il fiume più importante d’Italia, il Po, secondo quanto riportato dall’Osservatorio ANBI sulle risorse idriche, manifesta lungo tutta la propria asta una diminuzione dell’afflusso al di sotto dei minimi storici, registrando una “magra” epocale, con una risalita del cuneo salino in prossimità del Delta. Tuttavia, la situazione si rivela drammatica per le risorse idriche naturali in tutto il Paese con una situazione in aggravio anche nel Centro e nel Sud.

A risentire maggiormente di questo mutamento climatico è stato il settore agricolo. Negli ultimi 20 anni, la siccità ha provocato danni all’agricoltura italiana per oltre 15 miliardi di euro, con il 50% dei danni concentrati in solo quattro Regioni: Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Da una parte l’irrigazione è indispensabile per diverse colture, al Nord come al Sud, visto che l’84% dell’agroalimentare italiano deriva dall’agricoltura irrigua: un ettaro irrigato produce il 30% in più rispetto ad un ettaro non irrigato. Inoltre, la maggior parte delle compagnie assicurative ha cessato da ormai due mesi di assicurare il rischio siccità, privando le imprese agricole di un importante sostegno economico al verificarsi di simili eventi.

É necessario, pertanto, avviare un’azione tempestiva e adottare una pianificazione lungimirante per salvaguardare i prossimi raccolti.

Nel breve periodo, è fondamentale intervenire con gli strumenti attualmente a disposizione per provare a salvare i raccolti e la produzione agroalimentare.

In tal senso, l’ultima acqua disponibile è quella contenuta nei serbatoi idroelettrici, i cui invasi, sebbene soffrano la siccità in atto, godono di una derivazione a monte che ha permesso di beneficiare anch’essi dello scioglimento della poca neve presente fino allo scorso mese sulle Alpi occidentali. Ci sono, inoltre, ulteriori serbatoi localizzati nelle alpi centrali e orientali che possono dare un contributo agli areali meno colpiti dalla siccità e contrastare, nel contempo, la risalita del cuneo salino del Po.

Nella consapevolezza del fatto che diverse aree dell’arco alpino presentano un deficit di riempimento di circa il 30% rispetto alla capienza nominale e che, ovviamente, questo volume idrico non possa essere messo a disposizione delle attività irrigue, è tuttavia fondamentale usufruire della maggior quantità d’acqua possibile contenuta nei serbatoi per poter risollevare, per almeno un periodo di 15 – 20 giorni (a seconda del rilascio), le produzioni agricole grazie all’aumento della portata dei fiumi e dei canali di irrigazione.

Per poter procedere in questa direzione occorre un’immediata azione da parte del Governo, delle Regioni interessate, dei Consorzi irrigui di bonifica e dei gestori degli impianti idroelettrici. In particolare, Confagricoltura propone di:

  • Dichiarare lo stato d’emergenza su tutto il territorio nazionale, in modo da consentire il rilascio eccezionale delle portate dei serbatoi idroelettrici e gestire l’eventuale ulteriore rilascio delle portate dei laghi alpini e prealpini.
  • Dotare il Fondo di solidarietà di risorse finanziarie adeguate per poter indennizzare adeguatamente gli agricoltori considerando la siccità di quest’anno come una calamità naturale così ai sensi dell’art 107, 2, b) del TFUE

In alternativa utilizzare il fondo di solidarietà per sostenere le aziende colpite dalla prolungata siccità ivi comprese quelle che non abbiano sottoscritto polizze assicurative

  • Dare seguito al principio del D. Lgs. 152/2006 di utilizzo prioritario dell’acqua per uso umano e agricolo;
  • Derogare al deflusso minimo vitale dei fiumi per consentire un maggiore prelievo di acqua rispetto a quanto attualmente previsto, con riduzione del 70% del DMV per almeno 60 giorni e con possibilità di regolarizzazione dello stesso entro 30 giorni dal ricorso alla deroga;
  • Definire ed erogare le risorse nazionali a valere sia sul fondo filiere sia sulla riserva di crisi della PAC per sostenere la liquidità degli agricoltori
  • Procedere all’individuazione di idonee coperture finanziare, anche mediante il credito di imposta, per riconoscere alle imprese agricole i maggiori costi energetici o gestionali sostenuti in conseguenza della siccità (gasolio, energia elettrica, personale…), nonché per riconoscere ai consorzi irrigui la copertura dei maggiori costi sostenuti per fronteggiare lo stato di necessità;
  • Costituire un tavolo di gestione dell’emergenza presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri coordinato dalla protezione civile con funzioni di coordinamento, con la partecipazione dei rappresentanti di tutte le Istituzioni, le realtà operative e le associazioni agricole coinvolte.
  • Concordare con le Regioni la possibilità di attivare regimi di aiuti regionali con risorse proprie per contribuire agli indennizzi dei danni così come l’attivazione ad hoc di alcune misure del PSR.

Nel lungo periodo, invece, occorrerà avviare nuove opere finalizzate ad aumentare le riserve d’acqua per far fronte ad una situazione climatica che non si prevede migliorerà nei prossimi anni.

Il PNRR offre la possibilità di strutturare delle corsie preferenziali di finanziamento di interventi di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, forieri (v. dispersione della rete) sia di siccità sia di alluvioni, ma soprattutto per riparare, ripristinare e realizzare ex novo le infrastrutture necessarie ad ottimizzare la gestione e la tutela della risorsa idrica, nonché a prevenire possibili disastri, spesso preannunciati.

Occorrerebbe poi realizzare un partenariato culturale fra Istituzioni e società civile in moda da dotare il Paese della più grande opera infrastrutturale, di cui la Penisola intera ha bisogno: una rete idraulica in grado di rispondere ai cambiamenti climatici soprattutto per aumentare la percentuale dell’11% di acqua piovana, che oggi riusciamo a trattenere in bacini, con funzioni di riserva idrica.

In via più generale, per il settore agricolo, si potrebbe prevedere di:

  • Rilanciare una seconda fase del piano di opere irrigue che tenga conto in particolare della necessità di costituire nuovi invasi, dai più piccoli, a livello aziendale, a quelli più grandi adeguati alle aspettative del territorio sotteso;
  • Proseguire l’azione di rinnovamento dei sistemi irrigui, con particolare attenzione a quelli che distribuiscono l’acqua alle aziende agricole;
  • Rinnovare i metodi di irrigazione, trasformando, dove possibile ed in relazione alle tipologie colturali, quelli per scorrimento ed a infiltrazione laterale con quelli ad aspersione; adottando la micro-irrigazione nei casi in cui le colture lo permettano;
  • Individuare nuovi strumenti di pianificazione, quali ad esempio i piani di conservazione, al fine di regolare la portata a livello di bacino e di comprensorio in relazione ai fabbisogni;
  • Proseguire nella promozione di sistemi di supporto all’agricoltore per valutare i fabbisogni idrici delle colture (centraline meteorologiche, sistemi di avviso, ecc.);
  • Coinvolgere gli agricoltori e retribuirli per la pulizia e la gestione ottimale degli invasi;
  • Strutturare un sistema efficace ed innovativo di riutilizzo delle acque reflue.

D’altro canto, una situazione eccezionale richiede interventi di altrettanto eccezionale portata e senza un suolo fertile, resiliente e in salute non c’è vita.

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