Cerca

PUBBLICAZIONI

Mattavelli: «Florovivaismo lombardo in salute, ma occorre un quadro normativo aggiornato»

Necessario favorire aggregazione e organizzazione. Resta il nodo della burocrazia

Mattavelli: «Florovivaismo lombardo in salute, ma occorre un quadro normativo aggiornato»

Il florovivaismo, pur essendo una realtà agricola a tutti gli effetti, sfugge spesso ai canoni tipici agricoli. Probabilmente perché non produce cibo, ma ne è comunque parte integrante, dal punto di vista produttivo, occupazionale e sociale. Nel nostro paese e soprattutto in alcune regioni, su tutte Toscana, Lombardia e Liguria, si sono sviluppati distretti florovivaisti particolarmente attivi e nelle prossimità dei centri urbani, grandi e meno grandi dove provvedono a rifornire i cittadini di fiori e piante da appartamento. Poi accanto alla attività primaria di produzione agricola si sono sviluppate attività connesse, quelle dei servizi, legate alla manutenzione del verde, ma anche alla progettazione di parchi e giardini che hanno contribuito allo sviluppo del settore. Che comunque oltre ad essere un interessante sbocco economico e professionale ha anche una serie di problemi cui gli imprenditori addetti sono chiamati a rispondere.

Ne parliamo con Massimo Mattavelli che da anni opera nel settore ed è presidente della sezione florovivaisti di Confagricoltura Lombardia che ci fornisce un quadro della situazione: nel 2024 il valore stimato del settore ammontava a 3,25 miliardi di euro, a cui la Lombardia contribuiva per 400 milioni di euro. In Lombardia vi sono due grandi aree dedicate al florovivaismo; le zone cremasco, cremonese e mantovano specializzate nelle piante a foglia caduta, poi il Nord della Lombardia con Milano Varese e Como per piante in serra, coltivazione di piante da appartamento e piccole produzioni.

«Sono due indirizzi produttivi e professionali diversi ma che nel complesso danno ottimi risultati - afferma Mattavelli - visto che negli ultimi due anni abbiamo avuto un incremento dell’export del 30%. Il nostro è un prodotto di ottima qualità, decisamente superiore a quello prodotto in altri paesi europei dove il florovivaismo è molto affermato, come L’Olanda e la Danimarca, ma avremmo bisogno di una maggiore organizzazione come di fatto accade in quei paesi in cui vi è una forte aggregazione dei produttori strutturati in organizzazioni di filiera che seguono anche la parte commerciale e si avvalgono di importanti strutture fieristiche».

«Da questo punto di vista avremmo bisogno di un quadro normativo aggiornato che ci consenta di reggere il confronto con quei paesi anche dal punto di vista commerciale e che ci possa inserire anche nel contesto del settore forestale, oggi appannaggio solo delle aziende demaniali. L’Expo di dieci anni fa ci ha consentito di aggregare alcune importanti aziende che sulla scorta di quell’esperienza sono state proiettate in importanti mercati internazionali, non solo per la produzione e vendita ma anche per la manutenzione e la progettazione. Ecco, servirebbe un nuovo input che ci consentisse di replicare e rafforzare quelle esperienze. Già oggi il nostro export vale il 60% della produzione. Per migliorare la nostra penetrazione sui mercati esteri vi è bisogno delle istituzioni del paese alle spalle e occorre fare presto perché la concorrenza internazionale non dorme, in particolare quella che viene da oriente. Insomma, occorre un cambio di rotta e la legge sul florovivaismo ci deve dare una mano».

«Poi vi sono gli aspetti burocratici che frenano - prosegue Mattavelli - mi riferisco in particolare ai “CAM”, codici ambientali minimi. Soprattutto perché non sempre queste valutazioni vengono fatte da persone qualificate. E qui entra in ballo la questione ambientale e della gestione dei rifiuti, ad esempio per le aziende sulla manutenzione del verde, che sono molto apprezzate all’estero sono penalizzate da questi aspetti su cui gravano ancora molti dubbi, ad esempio se trattarli come rifiuti o sottoprodotti. Non solo, si vuole fare un massiccio ricorso alla digitalizzazione fin dal momento degli interventi con accessi a tablet con lavoro a carico del personale che sempre più spesso è di origine extra comunitaria e non particolarmente qualificato. Sono in grado i dipendenti di fare questo lavoro? Viene richiesta una professionalità che non è facile trovare».

«Infine - segnala Mattavelli - un ultimo problema. Quello dei lavori per conto delle amministrazioni pubbliche, con bandi che vengono emessi solo 4-5 volte l’anno che cozzano con la necessità pratica di interventi tempestivi, ad esempio sugli sfalci in aree demaniali. Oppure le problematiche connesse alla manutenzione degli alberi monumentali per cui sono previste norme anacronistiche, ad esempio sulla turnazione delle imprese. Non ha molto senso».

Dalla conversazione con Mattavelli emerge il quadro di un settore attivo e con prospettive future di crescita ma per la quale sarebbe necessario un quadro normativo aggiornato e di forte sostegno.

- CONFAGRICOLTURA LOMBARDIA -

Brando Bonacini
Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Confagricoltura

Caratteri rimanenti: 400